Costruzioni

La vita è un giocattolo meraviglioso, il problema è che te la regalano senza le istruzioni. Ti ritrovi tra le mani una scatola piena di mattoncini colorati e, giorno dopo giorno, la tua costruzione cresce. A dire il vero, non sempre sai cosa stai facendo. Procedi per tentativi, ti lasci incantare dai colori, ti sembra di seguire un sogno e cerchi di costruire un castello. Ogni tanto ti fermi a guardare il risultato, non ti piace, lo butti giù e ricominci. Oppure arriva qualcuno che distrugge tutto quello che avevi faticosamente creato, e a te tocca ricostruire. Ricostruirti.
Ogni tanto ti giri a guardare anche le costruzioni degli altri. In genere ti sembrano più belle della tua; si vede che gli altri sono più bravi a incastrare i pezzi.
Tu, no. Tu vai avanti senza un progetto. Ti avanzano quasi sempre pezzi che non sai dove sistemare, o ti mancano. Esce fuori una costruzione un po’ storta, traballante, disordinata.
Ma è la tua. E il segreto è imparare a volerle bene, così com’è.

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Estate

L’estate mi ricorda certe feste, tipo il giorno del mio compleanno: le attendi con impazienza, fai progetti, ti crei delle aspettative.
Poi la festa arriva e, senza neanche rendertene conto, ti ritrovi a fine giornata. Sembra un po’ il risveglio da un sogno lasciato a metà: ti chiedi come ha fatto il tempo a volare via così in fretta, ti guardi intorno smarrita e ti ripeti che non può essere già finita.
L’estate è ancora qui, eppure già mi manca, nonostante il caldo, l’afa, gli insetti, i tormentoni estivi.
Mi manca come se dovesse ancora cominciare.
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Fili (e distanze)

Esistono fili sottili, quasi invisibili, che ci uniscono a persone lontane. Sono fili nati, a volte, quasi per caso; fili che non seguono i binari della vita quotidiana, fili che possono resistere nonostante la distanza e i periodi più o meno lunghi di silenzio. Fili che a volte si allentano, a volte si ingarbugliano e si annodano, a volte si spezzano. Fili su cui devi camminare come un equilibrista, perché il non vedersi in faccia, il non incontrarsi spesso, il non condividere la strada di tutti i giorni possono rendere difficile la scelta delle parole, creare incomprensioni ed equivoci. Fili che possono essere delicatissimi e nello stesso tempo incredibilmente forti.

Devi prendertene cura, coltivarli come se fossero fiori, perché non si spezzino e non appassiscano.


(Pensieri al) vento

Secondo giorno consecutivo di vento forte (chissà che vento è? sarei un disastro come marinaio). Mi piace il vento, almeno in estate. Asciuga la pelle e rinfresca la mente, spazza via l’afa, fa ballare le foglie, può trasformare i vestiti stesi in tappeti volanti e aquiloni improvvisati. Fa volteggiare anche i pensieri, li fa arrivare in alto, li spinge lontano. Poi, quando il vento si fermerà, torneranno giù. Planando dolcemente, si spera. Senza precipitare.

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Specchi 

Abbiamo specchi per controllare la nostra immagine, il nostro aspetto esteriore. Agli specchi chiediamo conferme, vogliamo sapere da loro se la nostra pelle appare abbastanza liscia e luminosa, se i capelli sono a posto, se i denti sono bianchi. Se i vestiti ci stanno a pennello e se la prova costume è stata brillantemente superata. Gli specchi sono giudici spesso impietosi, possono demolire in pochi secondi ciò che rimane della tua autostima.

Ma quello che c’è dietro, oltre l’apparenza, come facciamo a misurarlo? Esistono specchi capaci di riflettere quella luce, quel sorriso che certe persone hanno dentro, quello che fa dire agli altri “È una bella persona“?

Perché se non hai quella luce, non esiste Photoshop, né filtro, capace di migliorare la tua immagine.

Se invece risplendi dentro, riesci a illuminare anche il mondo fuori.

Ecco, so di sembrare ipocrita, ma se potessi esprimere un desiderio, mi terrei i miei (tanti) difetti e sceglierei di avere quella luce.

(Ora provo a dormire un po’. Magari le occhiaie se ne vanno. Magari).

Stelle

Giorni, anzi notti, di stelle cadenti. Compilo mentalmente una lista di desideri da esprimere, casomai mi riuscisse di avvistarne qualcuna. La lista però è troppo lunga, dovrebbe schiantarsi al suolo l’intera volta celeste per esaudirli tutti.

Mi toccherà fare una selezione. Abbiamo sempre sogni, bisogni, progetti. E non venitemi a raccontare che la prima cosa che vi viene in mente di chiedere, in quella frazione di secondo che dura il passaggio di una stella cadente, è la pace nel mondo, perché non ci credo.

Ma scegliere è difficile. Allora ho avuto un’idea geniale. Per una volta, il mio desiderio è non voler esprimere desideri. Desiderare esattamente ciò che ho. Voler essere esattamente chi sono, e dove sono. Volermi bene.

Sì.

No, troppo difficile. Meglio provare con la pace nel mondo.

(E comunque io non le becco quasi mai, le stelle cadenti).

Bambini

I bambini ti spingono a guardare le cose dalla loro altezza, con il naso all’insù, e a volare, guardando il mondo dalle nuvole.

I bambini ti spingono a pulire, lavare, proteggere, curare, preoccuparti, programmare, organizzare, e a sporcarti, impiastricciarti, arrampicarti, rischiare, essere spensierato, perdere tempo, giocare.

I bambini ti spingono a ridere nonostante la tristezza, e a piangere di felicità.
I bambini ti spingono a costruire, e a distruggere (è più divertente!).
I bambini sono fragili. E fortissimi.

I bambini ti spingono a crescere. E a tornare bambino.

Bilanci (di fine giornata) e bilance

Doccia di quasi mezzanotte. Sbirci in frigorifero, casomai da qualche parte si fosse nascosta una birra (no). Pensi che, anche oggi, sei riuscita ad arrivare a sera senza tanti danni e senza catastrofi domestiche, non hai urlato troppo, sei stata persino un po’ paziente e moderatamente isterica. Ricontrolli in frigo per sicurezza (niente). Adesso scrivi due stupidaggini, tiri fuori dalla borsa il libro che stai leggendo per trasferirlo sul comodino, sorridi e ti senti quasi felice. O forse un po’ felice e un po’ no. O, meglio ancora, in te ci sono una parte felice e una che lo è un po’ meno. Tutto sta nel vedere quale pesa di più.

Poi te ne vai, fiduciosa e quasi ottimista, ad infilare il naso fra le pagine, sapendo già che ti addormenterai indecorosamente con la luce della lampadina accesa ed il libro sulla faccia.

Plastica

Sei in un negozio di giocattoli, passi davanti a file e file di scaffali pieni di aggeggi di plastica colorata, che emettono luci variopinte e suoni un po’ gracchianti, promettendo (così almeno dichiarano le scatole che li contengono) di insegnare a tuo figlio di circa un anno i nomi e i versi degli animali compresi quelli in via di estinzione, i numeri da 1 a 1000, le radici quadrate e l’inglese livello avanzato.

E tu rimani un po’ frastornata e dubbiosa di fronte a quella montagna di plastica chiassosa, con tutti quei tasti luminosi che, a pigiarli, fanno “bau“, “muuu” “onetwothreefourfive“, etc.

Poi arrivi davanti a uno scaffale piccino piccino, un po’ in disparte, con i giocattoli di legno. Ed è un altro mondo.

Amici (Tempo) 

Tic tac, tic tac, tic tac.

Sono ossessionata dal tempo.

Tempo che passa, che corre, che non basta.

Sveglia che suona, orari, scadenze, impegni, ritardi, attese. 

“Vorrei più tempo per me!”

“Non faccio in tempo!”

“Non c’è abbastanza tempo!”.

Una continua corsa contro il tempo.

Una lotta contro il tempo.

E se invece provassi a farmelo amico, il tempo?

Vieni qui, tempo. Fermati un po’ con me.

Mettiamo via gli orologi, le sveglie, i promemoria dei cellulari. Disegniamo facce buffe sulle pagine dell’agenda.

Tanto tu sei qui con me, tempo, no?

Non scappi via.

Sediamoci un attimo, tempo, facciamo un bel respiro.

Facciamo due chiacchiere, sorridiamo. Giochiamo coi bambini, come bambini. Alziamo il naso in su, guardiamo la scia di un aereo che passa, una farfalla, le stelle.

Annusiamo un fiore, giochiamo a m’ama – non m’ama, e se non m’ama pazienza.

Chiudiamo gli occhi. Riapriamoli e guardiamo con stupore il mondo.

Poi ci rialziamo e camminiamo piano piano, insieme, senza fretta di arrivare.